Smettere di studiare è l'inizio del downtime: Il Continuous Learning nel Networking
Di David Aulicino
Nel mondo dell’Information Technology esiste una legge non scritta: il valore della tua competenza ha un’emivita brevissima. Se nel networking di dieci anni fa bastava padroneggiare lo Spanning Tree e il routing statico per essere considerati solidi, oggi la staticità è il rischio di fallimento più grande per un professionista.
Per un Network & Infrastructure Engineer (e non solo), il Continuous Learning non è semplicemente un’attività extra o un hobby da coltivare nel tempo libero; è il sistema operativo su cui gira la nostra intera carriera. Senza aggiornamenti, il sistema va in crash.
La certificazione come bussola, non come traguardo
Ottenere certificazioni come la CCNA o la CCNP ENCOR/ENARSI richiede una disciplina ferrea, notti insonni e una capacità di analisi non comune. Sono traguardi fondamentali che ci forniscono il vocabolario tecnico e la struttura mentale necessaria per operare su infrastrutture critiche.
Tuttavia, l’errore più insidioso è considerare il “pezzo di carta” come una destinazione finale, anziché la certificazione di un percorso lavorativo sempre in divenire. La certificazione ci dà le basi sintattiche, ma è la curiosità quotidiana che ci permette di scrivere soluzioni complesse. Il settore si muove velocemente verso l’automazione, le API e le architetture Software-Defined (SDN). Come si affronta questo cambiamento quando il proprio background è solido sui protocolli di routing tradizionali ma ancora acerbo sulle nuove metodologie di gestione?
L’umiltà di tornare “studente”: I percorsi Cisco Black Belt
Recentemente ho deciso di affrontare questo gap tecnologico in prima persona. Nonostante il mio percorso consolidato nel mondo Cisco, ho cominciato ad approfondire ambiti che fino a poco tempo fa vedevo come “mondi distanti” o di competenza esclusiva degli sviluppatori: l’automazione e l’interazione con l’infrastruttura tramite API.
Per farlo, mi sono affidato ai percorsi Cisco Black Belt. È un esercizio di umiltà necessario: ammettere di essere un esperto nel routing ma un principiante nella programmabilità è il primo passo per una reale evoluzione. Studiare come interrogare un controller tramite chiamate REST o come interpretare dati in formato JSON non è immediato per chi è cresciuto a “pane e riga di comando” (CLI). Eppure, è proprio in questo sforzo di traduzione tra il vecchio e il nuovo modo di fare networking che risiede il valore del professionista moderno. Non si tratta di abbandonare ciò che sappiamo, ma di potenziarlo con nuovi strumenti.
Imparare facendo: Il laboratorio e lo sviluppo “necessario”
Il segreto dell’apprendimento continuo risiede nella pratica costante. I miei laboratori su PNetLab, che spaziano dai design OSPF scalabili alle fabric Spine-Leaf con VXLAN, sono la mia palestra quotidiana. Ma la teoria si fissa davvero solo quando si prova a costruire qualcosa che risolva un problema concreto.
Un esempio lampante è stato lo sviluppo del mio Exam Simulator, realizzato — tengo a precisare — con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. Sebbene Python e la programmazione non siano il mio core business quotidiano, la necessità di creare uno strumento che aiutasse me e la community nella preparazione degli esami mi ha spinto oltre i miei limiti:
- Ho dovuto capire come gestire i database.
- Ho imparato a strutturare un’interfaccia grafica (GUI).
- Ho sbattuto la testa su bug che nessuna guida di networking avrebbe mai potuto spiegare.
Questo è il cuore del Continuous Learning: non aspettare di essere un esperto per iniziare, ma iniziare per diventare, col tempo, un esperto.
Conclusione: Il mindset del prossimo “Hop”
Dovremmo affrontare l’apprendimento come un pacchetto IP: non importa quanti “hop” (nuove tecnologie, protocolli ostici o linguaggi come Ansible o Python) debba attraversare, l’importante è mantenere l’integrità del dato e continuare a muoversi verso la destinazione successiva.
Non è necessario padroneggiare ogni singola tecnologia oggi stesso. Serve però la costanza di aggiungere un piccolo tassello ogni giorno: che sia un video del corso Black Belt, la lettura di una documentazione API o la configurazione di un nuovo nodo in un laboratorio virtuale. Il giorno in cui smettiamo di essere curiosi e pensiamo che “quello che sappiamo sia sufficiente”, è il giorno in cui la nostra rete — e la nostra carriera — inizia il suo downtime.
E voi? Quale nuova tecnologia o percorso di formazione state affrontando per restare aggiornati in questo 2026? Fatemelo sapere nei commenti su LinkedIn o via mail!